Mercoledi 24 Dicembre 2008

Il Castello é un Castello?

Castello o Fortezza?
Una risposta letteraria del giornalista Alberto Angelino.

Nessuno sembra avere dubbi su come chiamare l’enorme costruzione in mattoni che sorge al centro di Piazza…Castello appunto. Eppure sarebbe legittima la domanda perché nel caso di Casale le denominazioni coincidono fisicamente nello stesso spazio: nasce come ‘castrum’ con torri merlate, per proteggere il borgo medioevale, poi diviene più ‘forte’ appunto creandosi un uno spesso guscio contro le armi da fuoco.
Ma se l’architettura è ondivaga la letteratura e la fantasia popolare sono più precise e vorremo prendere spunto dal discorso di Silvana Mossano alla presentazione del 18 dicembre, che ha trasposto in un mondo fiabesco la storia degli ultimi 30 anni, per una veloce comparazione tra le Fortezze e i Castelli nelle pagine dei libri.

La differenza può essere riassunta in questo modo: una Fortezza è un luogo da espugnare, tanto da dover ricorrere ad un lungo assedio, il Castello è un luogo in cui, per loro piacere o loro detrimento le persone rimangono.
Ancora più in sintesi: in una Fortezza si fa fatica ad entrare, da un Castello ad uscire.
Fateci caso: è una fortezza la Sarajevo di Mesa Selimovic, il regno di Mordor del Signore degli Anelli e poi ci sono le fortezze dell’animo, quelle inespugnabili ai dubbi di Isaac Singer o quelle dove l’assediante é il tempo come nel Deserto dei Tartari di Dino Buzzati.

Un Castello, diventa così, per antitesi, il luogo dove cercare l’appagamento individuale attraverso l’oggetto dei nostri desideri o del nostro astio. Anche i Castelli infatti si espugnano, ma il più delle volte è per liberare un prigioniero, recuperare il Graal o per far fuori il tiranno di turno. Immaginarsi una principessa trattenuta in una Fortezza è fare del principe azzurro carne da cannone senza alcuna possibilità. Invece nel Castello letterario, la difesa o l’offesa sono affidate a quello che non ti aspetti. Alle stanze che possono diventare quelle di una reggia o trasformarsi in una torre dove i nostri sforzi richiedono un’ascesa spirituale.
Si entra in una Fortezza sempre e comunque per un massacro o da compiere o da attendere, perché in letteratura le Fortezze hanno il destino segnato, la loro mole ne fa dinosauri in angosciata attesa del meteorite. La psicologia del Castello non presuppone basi sempre terrene (ne è un buon esempio il Castello errante di Diana Wynne Jones), fatto per vivere una realtà alternativa, quasi sempre di pura illusione tanto che lunga sarebbe la lista dei Castelli incantati, da quello di Atlante sui Pirenei, a quello dell’inconscio di Kafka.

E arriviamo alla domanda: il Castello di Casale, nonostante abbia la tipologia di una Fortezza e sia stato assediato più volte è in effetti proprio un Castello, e non perché lo dicono i documenti, ma perché risiedendovi anche la corte, fu realmente un luogo incantato per il piacere di dame e cavalieri.
È un Castello soprattutto oggi che deve diventare un luogo incantato da cui non voler più uscire... Nei sogni del resto non si hanno mai dubbi su come chiamare le cose.

Le immagini: La Fortezza di Bam nell'Iran ovvero la Fortezza Bastiani nel film Il Deserto dei Tartari [1] e Il mago Atlante ritorna al proprio Castello incantato cavalcando l'ippogrifo, di Gustave Doré [2].

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