Venerdi 2 Gennaio 2009
Dal Po al Castello: il cammino dei potenti
Una lunga teoria di celebrità ha varcato le porte del Castello in tutte le epoche. Su suggerimento di Idro Grignolio, inesauribile miniera di aneddoti monferrini, abbiamo voluto rievocare una visita del 1656, quando, per citare le sue parole: «la regina Cristina di Svezia, scendendo la corrente con uno splendido “bucintoro” si era fermata proprio nel castello di Casale ospite di Carlo II Gonzaga-Nevers».
I Gonzaga abitualmente si servivano della via fluviale per i loro collegamenti con Mantova, considerando il Po una importante una arteria vitale per merci e uomini. Possiamo immaginarci una scena piuttosto ricca nonostante l'inverno. La piccola galea fluviale, dieci, dodici rematori per lato brillava di stucco dorato al centro della corrente. Attorno un traffico di imbarcazioni grandi e piccole: cortigiani, pescatori, traghettatori e curiosi venuti ad aggiungersi al corteo. Noi contemporanei ci dimentichiamo forse troppo spesso che il Castello sorge dal lato del Po, non solo per ragioni difensive (presidiare il punto più stretto del fiume in prossimità della città), ma anche per accogliere i visitatori: la stessa funzione delle porte cittadine collocate lungo le mura.
Dunque il bucintoro attracca al porto fluviale in prossimità del rivellino, ad attendere Cristina di Svezia probabilmente una portantina, più pratica per risalire le via fortificata fino all'ingresso di quello che oggi è piazzale divisione Mantova. Nel castello riceve l'omaggio dei nobili casalesi. Le migliore famiglie del Monferrato forse calcolano l'utilità di questa signora quarantenne che rappresenta un enigma per molti aspetti. Intanto per la precisione è una ex regina, avendo abdicato di sua volontà solo due anni prima. Si è convertita al cattolicesimo, legge Cartesio e Pascal. Se il suo viaggio in Italia ha per meta l’incontro con il pontefice, di certo questi l’accoglierà festosamente come un pecorella smarrita dalla riforma. Conviene dunque assecondarla perché attraverso di lei arrivino da Roma raccomandazioni e prebende.
Quasi nulla è rimasto di Cristina di Svezia in questa tappa in Monferrato. È interessante però leggere il menù della tappa precedente al suo arrivo al Castello: «il banchetto ordinato per la Maestà della Regina Christina di Svezia dal Serenissimo di Mantova fatto da Bartolomeo Stefani il 27 novembre 1655». Un interessante elenco di 26 portate differenti. Come ormai i casalesi conoscono bene (dopo la cena medioevale in onore del castello il 18 dicembre) erano divisi in servizi: tre servizi di credenza e tre servizi di cucina. Certo non era obbligatorio mangiare tutto, ma già solo leggere il primo servizio oggi ci verrebbe la gotta: «Fraghe lavate con vino vianco servite con zuccaro suppa di piccioni grossi cotti in latte e malvasia. Un pasticcio di fagiano fatto al naturale, Coppe o salami spaccati e serviti in una canestra tessuta di fiori naturali. Gallinacci piccioli lardati, cotti allo spiedo…Una testa di cinghiale cotta allo spiedo…».
Rimandiamo al sito www.saperesapori.eu per il menù completo. E invitiamo chi avesse tracce della regale presenza in Monferrato a darcene notizia. Chissà che magari non ne possa nascere un gemellaggio con le terre scandinave.
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